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LA CAMERA DA LETTO DEGLI ANTICHI ROMANI

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INTRODUZIONE

Nell’antichità le case e, di conseguenza, le varie stanze di cui erano composte, erano edificate ed arredate con stili e materiali completamente diversi dai nostri. Scopriamo, facendo un salto nel passato, come erano fatte queste case e, nello specifico, come fosse arredata la camera da letto degli antichi romani!

In età romana le modalità di costruzione degli edifici erano decisamente differenti rispetto alle nostre moderne tecniche. Nella maggior parte dei casi, i confini catastali rimanevano fissi all’interno della città e le nuove costruzioni nascevano sopra quelle vecchie, senza che i detriti venissero portati via.

Roma si presentava come una città verde, la vegetazione tra giardini pubblici e privati, boschi sacri e giardini imperiali, copriva ben un terzo della città. All’epoca i colori preminenti delle abitazioni erano il rosso dei mattoni di cui erano fatte le insulae, nonché il rosso dei tetti di tegole romane. Verso il centro, invece, predominava il bianco del travertino e dei marmi di cui erano fatte le domus, i templi e le costruzioni governative.

In questo articolo ci soffermeremo su come venivano edificate le antiche domus romane e, nello specifico, su quale fosse l’importanza e la disposizione delle antiche camere da letto romane, meglio note come cubicola.

ABITAZIONI ROMANE

Esistono diverse tipologie di abitazioni utilizzate dagli antichi Romani, tra cui la Domus, la villa suburbana, l’insulae ecc. In questo caso ci soffermeremo sull’importanza e la diffusione nel territorio imperiale delle domus, utilizzate dalla maggior parte degli abitanti romani.

Ai giorni nostri, le case appaiono in genere come piccoli appartamenti pieni di mobilio. Se potessimo invece ammirare una tipica casa romana di duemila anni fa, noteremmo immediatamente un particolare: le pareti generalmente spoglie e le stanze semivuote.

Ma l’aspetto non era quello di un luogo triste o abbandonato. Tutt’altro; nelle case patrizie le pareti dei locali più importanti erano riccamente decorate e coperte di dipinti raffiguranti finti marmi, paesaggi campestri, giardini, colonnati, frutti, ghirlande di fiori.

L’effetto era delizioso, di forti colorazioni, che rendeva i locali vivaci dando inoltre l’illusione di essere più ampi di quanto fossero in realtà.

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DOMUS ROMANA

Le domus romane avevano tutte una forma quadrangolare e, inoltre, erano completamente chiuse verso l’esterno con poche finestre, piccole e posizionate verso l’alto.

FAMIGLIE RICCHE

Le case delle famiglie ricche, dette domus, erano case formate da molte stanze, ad uno o massimo due piani. Nella parte rivolta alla strada non vi erano finestre, ma solo piccole aperture per consentire la circolazione dell’aria, mentre la porta di ingresso della casa dava su di un corridoio, detto vestibulo. Esso giungeva fino al centro della casa dove c’era l’atrio, ovvero uno spazio quadrato, scoperto, sul quale si trovavano le porte delle varie stanze.

L’atrio serviva da entrata per aria e luce e al centro di esso vi era una vasca, detta impluvio, dove era raccolta l’acqua piovana che era usata per scopi domestici. Inoltre, ad ornare l’atrio potevano esserci una panchina in marmo, dei fiori, alcune statue.  Il triclinio era la stanza principale che serviva sia come sala da pranzo che come camera da letto dei genitori. Vi erano, poi, le stanze da letto dei figli, quelle degli altri familiari e degli schiavi, la cucina, il magazzino e i ripostigli. Infine, le dimore erano decorate con colonne di marmo, tendaggi preziosi, affreschi alle pareti e mosaici sui pavimenti.

FAMIGLIE POVERE

Le famiglie povere vivevano in case, spesse prese in affitto, chiamate insulae. Queste erano edifici a più piani, composti da vari appartamenti detti cenaculum. Spesso, una famiglia viveva in una sola stanza dove si svolgeva tutta la sua vita e, sovente, questa stanza, non disponeva neanche di una finestra.

L’acqua era presa dalle fontane pubbliche dove ci si recava anche per lavare i panni. Queste case erano realizzate in legno, infatti, poiché nelle insulae ardevano lampade ad olio e bracieri per illuminare e riscaldarsi, spesso si sviluppavano incendi.

I ricchi latifondisti, oltre ad avere una casa a Roma, ne avevano anche una vicino alle loro terre.  La villa rustica era l’azienda agricola di loro proprietà formata dalla casa, dalle terre e dagli animali e circondata da un alto muro di cinta. L’ azienda veniva portata avanti dal lavoro degli schiavi.

La villa rustica aveva due cortili, ognuno dotato di una vasca:

  • nel cortile interno era presente una vasca che veniva usata per abbeverare gli animali; 
  • nel cortile esterno vi era una vasca dalla quale si attingeva l’acqua per i lavori dei campi.

Attorno al cortile interno vi erano le abitazioni degli schiavi. La cucina della villa rustica serviva per le riunioni e per lavori di vario genere. Nella villa vi erano anche granai, essiccatoi e magazzini.

LA CAMERA DA LETTO DEGLI ANTICHI ROMANI

INTRODUZIONE

Nella casa romana si dicevano cubicoli, ocellae (stanze, con significato più generico) i vani, generalmente non grandi, che erano disposti a destra e a sinistra dell’ingresso, sui lati dell’atrio.

Non è dubbio che in età più tarda i cubicoli perdessero il loro primitivo ufficio: ma in origine quelle camere dovevano servire al riposo notturno dei figlioli e dei membri secondari della famiglia, mentre il padre e la madre dormivano nel tablinum.

I cubicoli ripetevano la disposizione della casa omerica, dove nel cortile o aulè erano disposte da una parte e dall’altra le camere dei figli.

Sotto l’Impero, per estensione, si disse cubicolo anche il palco da cui l’imperatore assisteva agli spettacoli; ma il primo significato era vivo nell’ufficio di praepositus cubiculo, primo cameriere o ciambellano della corte imperiale; alle sue dipendenze erano i servi o liberti (cubicularii). Con lo stesso nome s’indicano oggi le piccole camere sepolcrali delle catacombe.

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ORIGINE DEL TERMINE

La cubicula o cubicolo è nella casa romana un piccolo ambiente destinato a camera da letto, generalmente affiancato da altri simili e dislocato intorno all’atrio.

Si parla di cubicolo anche per sepolture a camera riservate ad una sola famiglia.

Condivide la medesima derivazione latina il termine di lingua inglese cubicle, il cui significato moderno corrisponde a quello di singola postazione in un ufficio open space.

CAMERA DA LETTO DEGLI ANTICHI ROMANI: COME VENIVA ARREDATA

Per la maggior parte di noi è di fondamentale importanza dedicare tante attenzioni all’arredamento della camera da letto e fare accurate ricerche sui materiali migliori per l’allestimento del pezzo di arredamento più importante, ovvero il letto.

Il letto è un articolo importantissimo se pensiamo di passarci sopra gran parte del nostro tempo, ma lo sarà ancor di più se, invece, ne godremo solo poche ore a notte. Infatti in quelle poche ore dobbiamo fare del nostro meglio per favorire riposo e relax.

Ma in passato non è sempre stato così. Non sempre la camera da letto è stata valutata per la sua giusta importanza. Infatti nell’Antica Roma, in contrasto con il lusso e gli sfarzi generali delle domus, alle camere da letto ed al comfort non era dedicata una particolare attenzione. 

Oltre alle splendide decorazioni alle pareti e sui pavimenti giunte fino ai giorni nostri, il resto della camera da letto degli antichi romani era piuttosto basico. 

CUBICULA

La camera da letto degli antichi romani si chiamava Cubicola. Esse erano stanze piccole, il più delle volte prive di finestre e si aprivano ai lati sinistro e destro dell’atrium. In genere i padroni dormivano in letti divisi, talvolta in un’unica stanza, talvolta in due stanze separate.

I Cubicula erano delle piccole e buie camere da letto simili a delle cellette alla cui illuminazione provvedevano soltanto delle deboli lucerne che evidenziavano quei capolavori di affreschi o di mosaici che spesso decoravano queste stanze, e le alae, due ambienti di disimpegno aperti.

Sulle due ali del peristylium vi erano le camere, i cubicula padronali, un pò più ampi di quelli nelle ali dell’atrio, talvolta con una finestrella munita di grate.

Il cubiculum aveva in genere un pavimento di mosaico a tessere bianche con semplici ornamenti, le pitture alle pareti erano divise per stili e colori da quelle del resto della casa e il soffitto sopra il letto era sempre a volta.

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LETTI

L’arredamento dei cubicula era formato prevalentemente da letti, i più diffusi erano dei lettini a piazza unica (lectuli), vi erano poi quelli a due piazze per gli sposi (lectus genialis). I letti erano di solito a tre spalliere e potevano essere in bronzo, più spesso in legno lavorato o in legni pregiati esotici che lucidati emanavano tanti colori come le piume di un pavone (lecti pavonini).

Potevano anche essere in legno, con modanature, inserti in bronzo lavorato o madreperla o pasta vitrea e zampe di animali. Il letto all’epoca non era comodissimo, come usava del resto nelle nostre campagne fino alla prima metà del ‘900. Infatti, i letti più semplici erano fatti addirittura in terracotta.

Su un telaio di legno poggiavano cinghie incrociate con sopra un materasso e un guanciale, con l’imbottitura di lana o di piume di cigno, in altri casi in paglia.

Un materasso imbottito di foglie è stato ritrovato, per esempio, a Ercolano, forse per un’azione antiparassitaria. Il materasso veniva rivestito da due coperte, spesso semplicemente due pelli di pecora o di capra, una per poggiarsi e l’altro per coprirsi.

A dire il vero, nelle case più povere il letto vero e proprio neanche c’era: nella minuscola camera da letto degli antichi romani era presente un parallelepipedo di mattoni murati e intonacati su cui era appoggiato il materasso imbottito di vegetali secchi e nient’altro.

Generalmente, questi letti risultavano piuttosto scomodi. Infatti ci sono tantissime testimonianze sull’uso aggiuntivo di pelli di animali nell’arredamento delle stanze da letto. Queste non rappresentavano solo un lusso per il padrone di casa, ma erano una vera e propria esigenza: servivano a fornire uno strato morbido in più sul letto di per sé duro.

MOBILIA

Altri mobili della casa sono la cassapanca in legno con rivestimenti in bronzo o cuoio per le vesti e la biancheria. Inoltre, esistevano anche gli armadi, non importati da altri, dato che sono stati proprio i Romani ad inventarli, alti e con due sportelli in genere in legno traforato.

Non si usavano per riporre biancheria o abiti ma per proteggere o contenere oggetti preziosi, o delicati o di utilità primaria. Poi stipi tipo credenze, tavoli e tavolinetti, tutto in legno lavorato, talvolta con piani in marmi pregiati.

Sono state ritrovate anche delle piccole casseforti, casse voluminose di bronzo pesante con borchie, chiavi e chiavistelli, perché già i Romani ne usavano per le porte di casa e per i negozi. Diversi tipi sono stati scoperti durante gli scavi archeologici a Pompei ed altrove, con chiavi maschio e chiavi femmina la cui mandata si serviva di molle.

Possedevano anche congegni segreti, con cassetti invisibili o leve da spingere, o con doppifondi, come le scatole cinesi. Non a caso i Romani, per indicare la necessità di custodire un segreto dicevano “sub clavi esse”, cioè essere sotto chiave.

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CONCLUSIONI

A volte è necessario dare uno sguardo al passato, non tanto per scoprire cose nuove bensì per dare il giusto valore al nostro presente. In questo caso, scopriamo che la comodità in passato non era un must-have, come ai giorni nostri e questo dovrebbe insegnarci a dare, quindi, la giusta importanza a tutte quelle cose che quotidianamente diamo per scontato.

In questo articolo non sono presenti consigli su come arredare o epoche storiche da cui farsi ispirare, ma piuttosto, si vuole dare coscienza ai lettori di un passato che non c’è più, e che però continua ad essere parte di noi!

Se la storia ti interessa e vuoi conoscere abitudini di arredamento di altri popoli faccelo sapere lasciando un commento alla fine dell’articolo e saremo ben lieti di essere ispirati dalle vostre idee!  

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